Irpiniacontroluce 2. S. Angelo dei Lombardi la cattedrale

SANT'ANGELO DEI LOMBARDI, EVENTO, PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MICHELE VESPASIANO, ECCLESIA MATER ANGELENSIS, STORIA NELLA CATTEDRALE DI SANT'ANGELO DEI LOMBARDI, 


SANT'ANGELO DEI LOMBARDI, EVENTO,
PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MICHELE VESPASIANO, ECCLESIA MATER ANGELENSIS, STORIA NELLA CATTEDRALE DI SANT'ANGELO DEI LOMBARDI,

Frontespizio 


            La cittadina di Sant'Angelo dei Lombardi si appresta a vivere una singolare esperienza dove i cittadini santangiolesi, gli studiosi e gli amici irpini possono tuffarsi nella memoria storica. Un viaggio nella storia e nella tradizione che diventa una sorta di memoriale. Da tempo si aspettava una ricucitura di un gap generazionale, dopo il tragico sisma del 1980. Da cittadino sant'angiolese che ha vissuto la grande avventura con i giovani del tempo per il recupero dei beni artistici e storici della diocesi altirpina, saluto con soddisfazione questo evento. L'amico e studioso-ricercatore Michele Vespasiano ha prodotto in sinergia con la collaborazione della Diocesi di Sant'angelo dei Lombardi, un volumetto agile, originale e ben documentato, scritto con il cuore e frutto di pazienti e lunghe ricerche.
            La bella edizione fa parte del primo titolo della collana "Il Germoglio", cooperativa sociale, si presenta ariosa, agile e intrigante intitolata Ecclesia Mater Angelensis, storia e arte della cattedrale di Sant'Angelo dei Lombardi, Natan Ed., 2012 81 pp. ill., è stata dedicata a Don Franco Alfano Arcivescovo di Sant'Angelo dei Lombardi, Conza-Nusco e Bisaccia, come segno di amore e di stima per la successione apostolica, nel momenti in cui si apprestava a fare l'ingresso nella nuova sede di Sorrento Castellammare.
            Un sentita prefazione di Marco Luongo del Presidente della Cooperativa "Il Germoglio" ricostruisce la storia  di questa creatura voluta dall'Arcivescovo don Franco Alfano che ha creduto e sostenuto i giovani nel progetto Policoro, lo stesso Vescovo ha dato il nome significativo: (... i giovani Germogli di speranza). I giovani santangiolesi hanno così seguito le orme e gli incoraggiamenti del loro pastore e sono diventati un esempio forte di come si può "fare impresa sociale" con genialità, coraggio e imprenditorialità.
            I giovani che sono il futuro dei nostri paesi, non potevano non trovare accoglienza nel cuore del Pastore ed amico Alfano che ha aperto con i giovani i locali de Seminario di S. Andrea di Conza, diventando casa di accoglienza e Villa del Seminario. I "Lavoranti della Fattoria sociale "Al fresco di cantina" degli amici detenuti della Casa di Reclusione di S. Angelo.
            Un libro-testimonianza, dunque, quello di Michele Vespasiano che si avvale anche della penna di d. Pietro Fulchini, che con attenzione pastorale, sa bene inquadrare le vicende e le storie di uomini, vescovi, artisti, lavoranti e fedeli intorno al cuore della città: la cattedrale di s. Antonino Martire e diacono.
            L'autore nella sua introduzione, opportunamente nota che, la storia millenaria della cattedrale coinvolge un itinerario di fede e nello stesso tempo una continua lotta di rinascita e di ricostruzione della città, dopo gli eventi sismici e le difficoltà occorse e superate con grande energia per la ricostruzione.
            S. Angelo dei Lombardi, con la sua storia attraverso le pietre, le committenze prestigiose dei vescovi, dei signori come Caracciolo, Corigliano e Imperiale, il contributo nel settecento del brillante ingegnere Filippo Buonocore artefice della progettazione, il capo-mastro Giuseppe Fuschetto, figura di rilievo di imprenditore santangiolese, coordinatore della maestranze, hanno davo nuova vita al tempio sacro, per cui oggi ogni pietra, finestrone, manufatto artistico trova nelle future generazioni anche il rispetto, con questi antenati ci hanno trasmesso un deposito di fede e di genio artistico.
            Lungo il filo rosso della "storia da un terremoto all'altro", 1° capitolo, l'autore ci accompagna e ci guida nell'itinerario storico e descrittivo delle opere realizzate lungo il corso dei secoli.
            Ormai la cattedrale, si sa che insieme all'altro polmone del castello imperiale, costituisce il fulcro dove è sorto la città. E' notorio che l'attuale cattedrale è stata costruita nel XIV sec. dopo l'abbandono del complesso dell'antica cattedrale sorta in epoca longobarda e poi inglobata nell'area del castello. La città deve le sue origini su un castrum con tempio micaelitico su cui fu costruita la prima cattedrale, ampiamente descritta dall'autore e frutto di studi appropriati dopo il ritrovamento in seguito ai restauri del castello. Il ritrovamento del fonte battesimale, in uso solo nelle cattedrali episcopali, l'impianto a tre navate,oltre ad essere una cappella palatina, avrà avuto funzioni di chiesa madre della Ecclesia Angelensis.
            La Diocesi fu istituita tra il 1073 e 1085 ad opera del Papa Gregorio VII e certamente non si trovava nell'attuale sito della seconda cattedrale perchè il borgo era abbarbicato intorno al castello e successivamente nel secolo XVI, il paese si espanse nel luogo ghiamato i "fossi" e successivamente la strata. La scelta di abbandonare il sito intorno al castello  trova la data dei sismi del 1451  1456-1466, epoca dell'episcopato di Pessuto Donnorso di Sorrento che iniziò la costruzione a valle in località dei fossi. Vi è una data certa: la lastra tombael del vescovo onativo di s. Angelo Michele Cecere vescovo dal 1477 al 1485.
            L'autore fornisce documentazione sicura della città come si presentava nel 1541, come risulta dagli antichi statuti municipali concessi dal conte  Leonardo Caracciolo: la città  aveva le seguenti porte: Porta Palazzo a settentrione, Porta S. Pietro a mezzogiorno (probabile titolo della prima chiesa palatina-cattedrale, S. Antonio a occidente e S. Nicola ad oriente.
L'autore  continua nella narrazione in questa infaticabile ed interminabile lotta contro la furia devastatrice dei terremoti. La cattedrale altirpina, rientra duqnue nella tipologia architettonica comune degli impianti a croce latina con tre navi, l'impianto settecentesco, ha avuto sostanziali, mutazioni, gli artisti che vi hanno operato sono agrimensori del calibro di Diego Villani da Vallata agrimensore della Regia Dogana della mena della pecore di Foggia, autore di importanti platee come quella di Guardia Lombardi, del Capitolo della Cattedrale di  S. Angelo e del Convento di  S. Marco, di quella di Rocca San Felice.
            Queste note vogliono dare il giusto rilievo agli artisti e committenti, i quali si possono riscoprire nella piacevole lettura, che riserva sorprese. Un testo prezioso da custodire e diffondere nelle scuole e tra i parroci della diocesi. Un lettura che consiglio ai giovani e a tutti coloro che amano la propria città.











Locandina invito

            Come non ricordare la gioia per la dedicazione e consacrazione della nostro cattedrale, il 20 novembre 1999, grazie alla caparbietà dell'Arcivescovo P. Salvatore Nunnari. Fa piacere leggere e conservare nel cuore la mirabile lettera apostolica del Beato Papa Giovanni Paolo II, che è incisa a perpetua memoria in Cattedrale, riportata per intero.
Il volume è completato dalla cronotassi dei Vescovi della diocesi di S. Angelo dei Lombardi.
Una piccola perla è rappresentata da due saggi finali di  Maria Giovanna Vespasiano dai titoli: Il sepolcro di Nicola Cecere e la Statua della Madonna delle Grazie.
L'opera va ad inserirsi, in definitiva, nell'alveo delle migliori ricerche bene documentate, come quelle di Romualdo Marandino, di D. Giuseppe Chiusano, di D. Antonio D'amato, di Francesco Barra, di Michele Campisi, di Gennaro Passaro.

Flash di un viaggio nella memoria.

            Da santangiolese, amico di antica data, ritorno al mio paese e mi piace girare con rispetto i luoghi, così ho rivisto la mia Sant'Angelo, è come una madre che abbraccia i suoi figli, ha rughe antiche, ma un cuore forte e spesso dai suoi occhi vedo scendere lacrime di mestizia. Direi  che come tutte le nostre città ha luci ed ombre.
Le luci , oggi la magnifica cattedrale è splendida nel suo impianto e con i restauri eseguiti,ma io preferisco rimpiangere ciò che è andato distrutto o sacrificato per esigenze anche pastorali come il cambiamento della zona presbiterale. L'antico altare opera di artisti marmorari, scoperti dall'autore Michele Vespasiano, è seminascosto nella cripta della cattedrale. I gioielli dei sepolcreti in pietra ricordano gesta e committenza di antichi signori.
            Trovo di cattivo gusto il campanile così "scapitozzato" per presunte esigenze architettoniche, che il simbolo della cose non fatte bene a S. Angelo.
            Girare nel centro storico, cuore della città altirpina, si inorridisce di trovare sterpaglie, ancora pietrame in abbandono, eppure i santangiolesi non hanno questa predisposizione alla non cura delle proprie cose. Sembra una città abbandonata in attesa di risveglio.
            Nella cripta si ammira una gioiello di fede e d'arte la policroma statua della Madonna delle Grazie, un tempo troneggiava ed accoglieva pellegrini e fedeli del circondario nella festa del 2 luglio.  E' attribuita alla Scuola di Giovanni da Nola, io da bambino e da ragazzo non mancavo di andare nel suo santuario e nel convento di S. Maria. Che squallore quando si scende verso S. Maria, un'ammasso di rovine, spicca solo il pozzo di ciò che resta del chiostro.
            Il capolavoro dell'incuria ed abbandono delle istituzioni preposte è il carcere-ex-convento di S. Marco, con i pregevoli sepolcreti dei sec. XVI- che attendono un restauro, calcinacci e pietre artistiche che si stanno rovinando.
            Mi auguro che la città e le istituzioni prendano a cuore le sorti della città,  come ha fatto Michele Vespasiano e tanti altri studiosi, amanti di S. Angelo perchè, seguendo l'esempio di coloro che ci hanno preceduti, e hanno ricostruito la città, abbellite strade, vicoli, fatte committenze artistiche possiamo tutti contribuire a trasmettere alle nuove generazioni valori e testimonianze storiche ed artistiche, patrimonio dell'umanità.

S. Angelo dei Lombardi maggio 2012                               Giovanni Orsogna
                                                                         vostro fratello diacono e concittadino


Box:
Il giorno 25 maggio 2012 alle ore 17,00
presso la sala multimediale Curia Arcivescovile
di S. Angelo dei Lombardi
sarà presentato il libro di Michele Vespasiano:
Ecclesia Mater Angelensis, storia nella cattedrale di Sant'Angelo dei Lombardi, Natan Ed.,
Saluti.
  • Dott. Marco Luongo, presidente della Cooperativa "Il Germoglio"
  • Don Pietro Fulchini, parroco della Cattedrale S. Antonino M.
  • Dott. Michele Forte Sindaco di S. Angelo dei Lombardi

Attese le relazioni di
·        Prof. Francesco Barra, Università di Salerno La diocesi di S. Angelo dei Lombardi in età moderna
·        Mons. Tarciso Gambalonga, direttore dell'Ufficio Beni Culturali della diocesi, La Cronotassi dei Vescovi

Dott.GiuseppeMuollo, storico dell'arte, Dalla cattedrale altomediev

Irpiniacontroluce La Basilica Cattedrale di Ariano nei 500 anni della sua dedicazione

ARIANO IRPINO LA BASILICA CATTEDRALE COMPIE 500 ANNI DALLA SUA DEDICAZIONE 

ARIANO IRPINO
LA BASILICA CATTEDRALE COMPIE 500 ANNI DALLA SUA DEDICAZIONE
Il prossimo 28 ottobre ricorrono i 500 anni della dedicazione della nostra Basilica cattedrale dedicata alla Vergine Maria Assunta in Cielo. Il cardinale Diomede Carafa (1491-1560) vescovo di Ariano nel fausto giorno del 1512, completava i lunghi lavori di restauro del tempio,  ridedicando il tempio, martoriato dal terribile sisma del 1551. Iniziati dai suoi predecessori arianesi Orso Leone de Leone (1449-1470), Giacomo Porfida, napoletano,(1470-1480) (Nicola de Hippolitis (1480-1481; 1499-1511). La basilica cattedrale che era di impianto gotico, dopo il sisma del 1451 era collassato, vi erano stati 2000 morti, grazie all’impegno della Civitas della Regia fidelissima città di Ariano, della famiglia Carafa e di tutti i cittadini, la cattedrale arianese ne era diventata il simbolo di rinascita. L’impianto basilicale cambiava volto diventandone romanica secondo i canoni pugliesi. La facciata in pietra rosetana fu concepita con materiali di spoglio e con il caratteristico rosone che ne ricordava la munificenza reale angioina ed aragonese.
Il presule Diomede Carafa, nato nella nostra città e vissuto nella città di Napoli, fu eletto vescovo il 1511 e pur essendo ancora chierico e giovane, mostrò alti doti di esperienza pastorale e di governo, contribuì con la sua famiglia a rendere Ariano, una città moderna con una committenza di altissimo rilievo.
Il Vescovo Nicola De Hippolitis aveva completata la facciata mentre rimaneva da costruire il campanile che crollato attendava di essere ricostruito, trre iscrizioni oggi consunte documentano le vicende storiche con distici latini di profondo significato e suggestione. Il Carafa, collocò in altro sulla facciata che risultava ribassata rispetto a quella precedente con una grande statua di S. Michele Arcangelo, mentre sulla parte laterale prospiciente la piazza grande, oggi piazza Plebiscito una rinascimentale  … arricchiva il palazzo episcopale con il partale di ingresso dove campeggia lo stemma episcopale carafiano e il distico “Venite filii audite me”.
Dopo il sisma del 1732  il vescovo Filippo Tipaldi ricolloca il portale laterale nell’attuale posizione.
E’ notoria la drammatica vicenda di crolli e delle ricostruzioni, ricordo solamente la trasformazione sostanziale settecentesca ad opera di Filippo Tipaldi, e i successivi rifacimenti dei vescovi  fino ad arrivare a Mons. Andrea D’Agostino che alla soglia del XX secolo, volle affidare i lavori di restauro al fratello architetto Raffaele D’Agostino, si nota la scalea di ingresso con i pannelli in bronzo dei santi patroni Ottone, S. Elziario e Beata Delfina e la scala di accesso laterale.
L’impegno del  compianto  vescovo Nicola Agnozzi, completava i restauri definitivi a seguito dei sisma del 1930, del 1962 e del 1980, fino ad arrivare alla solenne riapertura della cattedrale con l’intervento del Cardinale Giuseppe Caprio e dei vescovi della Campania, una festa solenne di cui quest’anno ricorrono i 25 anni dalla riapertura,. ( 4 luglio 1982
Con l’episcopato di Mons. Gennaro Pascarella la cattedrale si arricchisce di due preziose opere quelle delle porte in bronzo, del ritorno di alcune reliquie di S. Elziario e Beata Delfina donate dal Vescovo di Apt, oggi custodite in un reliquiario nell’altare dei santi patroni.
Mons. Giovanni D’Alise, ha voluto dare un altro segno di attenzione per la cattedrale, rendendo più bella la Basilica con la collocazione della cattedra catalana abbaziale del 1562 voluta dal vescovo De Laurentiis, la riorganizzazione del presbiterio che risponde ai canoni liturgici; la collocazione di nuove lapidi per i vescovi predecessori defunti.
Un altro segno di attenzione di Mons. D’Alise è da considerare quello del restauro del prezioso reliquiario delle Sacre Spine, tornato al suo antico splendore, che presto sarà presentato ed ammirato dai fedeli in occasione delle prossime festività delle Sacre Spine.
L’evento giubilare della dedicazione della Basilica cattedrale della nostro diocesi di Ariano Irpino, costituisce un grande occasione di ringraziamento al Signore per aver dato alla Chiesa locale degni pastori che servono nella Vigna del Signore, un legame profondo con i nostri padri della fede che ci hanno preceduto. Anche la cattedra di S. Liberatore, continua ad essere testimone di cammini di fede e di speranza, per il progresso  spirituale, civile e materiale della città e della diocesi.
Ci auguriamo che nell’arco dell’anno della Fede, in unione con la cattedra petrina, con il S. Padre possano essere programmati degli eventi liturgici e culturali e che non venga dimenticata mai la storia che è sempre maestra di vita.
APPENDICE
EPITAFFIO SCOLPITO SULLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE
NICOLAUS IPPOLITUS EPISCOPUS ARIANI FUNDAVIT
DIOMEDE CARRAFA IOANNIS FRANCISCI CARRAFAE ARIANEN(ENSIUM)
DUCIS FILIUS SUCCESSOR PERFECIT ET DEDICAVIT
1512
Gli stemmi sono dei  Molesi Orsini  e dell’Università di Ariano
Ai piedi dell’alto rilievo della madonna Assunta sull’arco della porta:
QUAS TIBI DAT PRESUL NICOLAUS SUSCIPE VALVAS
VIRGO BENIGNA UT DEMANTUR CRIMINA CUNCTA
AI PIEDI DI QUELLO DI S. OTTONE
I DISTICI:
ASSURGAS QUICUM(QUE) POTES SPECTARE FIGURAM
NAM PATER EST URBIS NOMINE DIVUS OTHO.
Su quello di S. ELZEARIO:
HUIUS ERAT DOMINUS CONDAM ELISEARIUS URBIS
QUE MERUIT DICIS SANCTUS IN ORBE SACER
1-      Orso Leone De Leone, patrizio arianese, canonicoe tesoriere della cattedrale , celebre oratore, cappellano maggiore di Alfonso D’Aragona. E’ stato  vescovo di Ariano dal 14 maggio 1449, morto nel 1470. Promosse i lavori di restauro della cattedrale, delle chiese arianesi, pubblicò i sinodi e promulgò i nuovi statuti capitolare, benefattore insigne.
2-      Giacomo Porfida, romano,  vescovo di Ariano dal  1463-1470-1480) completò l’interno dei lavori di restauro della cattedrale, donò la save tavola della Madonna del Parto
3-      Diomede Carafa
4-      Il Card. Diomede Carrafa,(1491-1560)
 celebrato in  concetto d'umiltà e di poca stima di sé stesso , fu titolare della Chiesa di S.Martino ai Monti in Roma, e quivi fu sepolto: Infatti nella navata centrale della chiesa osservasi  una lapide, ov' è scolpita l'effigie del cardinale, e più sotto un' altra lapide, ove leggesi:
Diomedis Carrafii Cardinalis Arianensis
Tumulus
cioè: sepolcro del Card. Diomede Carrafa  arianese.
Segue poi, l'iscrizione latina che dice:
“ Potendo la vera fede, la pietà, e il rispetto, il timore di Dio e .la rettitudine nell’operare, promettere la vita celeste, Diomede  Carrafa ha questa, ora, conseguita fra i  beati ».
« Morì l'anno 1560, giorno 12 agosto visse anni 68, mesi 8, giorni 7.
Questa epigrafe, oltre a denotarci la virtù di cui era adorno l’eminente porporato,c’indica con precisione l’anno di nascita; ciò che nella di lei storia, Sig. Professore, ed in quella del vitale, se non vado errando invano si cerca. Dal calcolo si desume che il Carrafa nacque il 5 o 6 dicembre 1491.
Osservando ancora meglio la prima lapide, »leggesi ai piedi dell' immagine un distico, che 'tradotto suona cosi:
« Quella che giace ed è consumata dai piedi « e l'immagine di uno che vive ancora. « Non soffre e non muore chi spontaneamente muore 20 Dicembre 1558”
Queste parole, evidentemente dettate prima di morire, denotano ancora meglio il carattere dell' uomo, dell' uopo giusto che, compiuto fedelmente la sua missione , si disponeva a morire con placida serenità. La morte non gli dava veruna preoccupazione poiché se cessava la vita terrena, continuava, per lui, quella celeste: - A corroborare tale opinione, viene un altro segno, che scorgesi alla base dell'epigrafe.
Come simbolo della giustizia, della equità, e della rettitudine, è raffigurata una bilancia «(a forma di stadera) in perfetto equilibrio a-vente al disopra il seguente motto:
 Hoc fac et vives, cioè: fa questo e vivrai, ovvero: sii giusto e vivrai nella memoria degli uomini.
 Secondo il motto cristiano, chi è giusto non muore, poiché la vita dello spirito è eterna.
Il Carrafa fu uno de' più benemeriti prelati, non solo della nostra Diocesi (come ci dicono le storie ),  ma ben anche della Chiesa di S. Martino ai Monti a Roma, che guasta e minata, egli restaurò e ridusse nel migliore aspetto, donando pure un orto al Cenobio. I frati carmelitani, grati pei molti benefici ricevuti dal Carrafa, apposero una lapide (che. osservasi sul muro della navata sinistra) per perpetuarne la memoria, e per mostrare la loro riconoscenza. Il Carrata vien ricordato come uomo insigne, ornato di molta dottrina, •di virtù, di pietà. In essa è detto che i frati hanno il dovere di celebrare ogni settimana una messa funebre, ed ogni anno, poi, nella ricorrenza della morte del Carrafa, di rinnovare le esequie in suffragio della sua anima. Questa lapide, sormontata dallo stemma cardinalizio, fu apposta un anno dopo la morte dell' insigne prelato, e propriamente il 14 ottobre 1561.
La Cattedrale ieri e oggi,
 Il notaio Scipione de Augustinis nella sua opera della Descrizione di Ariano, così descrive il reliquiario delle Sacre Spine:
“”…Questa Thesoreria è in al modo rinovata , che stà comodissima, et in bella foggia per la qualità de luogo. Tiene dentro un Reliquiario in modo di una Cappella fatto , et ben hornato di Pietra di Rosito dell’istesso modo, che sono l’altre Cappelle di questa cathedrale, con le sua parti di noce et dalla parte dentro con bella pittura: Nell’arcotravo del quale è questo bel scritto Iustus Deo Amicus,collocato sopra d’un altare ove continuamente s’è celebrata messa. Vi sono dentro due spine della Corona di Cristo riposte in un Tabernacoletto di cristallo incastrato con tre  coronette d’Argento dorate con il suo piede à modo di Piramide et ben fatta. Una di queste spine sante è più lunghetta dell’ altre le punte della quali adombrate appaiono del preciosissimo sangue di Cristo, et questa Città per le miracolose esperienze al spesso per addietro, le tiene in tanta venerazione(…) cfr De Augustinus Scipione, L’”Amor infinito ch’alla Patria si deve” La Descrittione d’Ariano di un notaio del XVI secolo, ed. critica cur. Gianfranco Stanco, E. Sellino Ed., Avellino, 2008, 106 p.
Il Calice di argento dorato che la tradizione ha attribuito a S. Elziario. Si tratta di un opera che fu commissionata da Enrico De Sabrano, conte di Apice ed Ariano ad onore del Beato Elziario: così recita l’iscrizione ai piedi del calice:
HOC OPUS FIERI  FECIT HENRICUS ALDUS
DE SAMBRANO ARIANI ET APICI COMES AD HONOREM
BEATI ELIZEARII DEI X IUNII V  INDICTIONE HUIUS REGNI SICILIE MARESCALLUS SUB A. D. M CCCCXII
Con lo scudo di sue  arme. Dui altri  interi di argento uguali di tanta grandezza uno nella Collegiata di S. Angelo, et llaltro nella collegiata di S. Pietro di questa città (…)  si dice siano stati fatti al tempo di S. Elziario ,  et l’un l’altro sono le  sue armi di un leone d’argento in campo rosso,. (Stanco, o.c. , 109 p.
La cattedrale oggi
La cattedrale oggi si ripresenta con un solare e decorosa facciata restaurata, l’interno a pianta basilicale, tre navate con stucchi tardo settecenteschi e decorosi altari, il presbiterio collocato in posizione alta, è armonico con la cattedrale episcopale che richiama l’unità con la sede petrina e il collegamento con in concilio tridentino e Vaticano II. Il coro settecentesco proveniente dalla chiesa distrutta di S. Francesco, il coretto costruito negli anni dell’episcopato di Mons. Venezia e l’altare della Visitazione e del SS.mo.. In posizione più sacrificata si ammira il celebre pulpito seicentesco con marmi policromi e i rilevi marmorei della natività della morte e risurrezione di Cristo, opera voluta dal Cardinale Ridolfi.
Tra le opere migliori custodite si ricordano:

·       L’arco del Battistero opera pregevole XVI secolo in pietra di Roseto, nel passato era la Cappella di S. Ottone, committenza laica della Civitas Universitatis di Ariano;
·       Le due colonne materiali di spoglio dell’antica cattedrale, il crocifisso ligneo;
·       Gli altari laterali di S. Liberatore, già cappella delle S. Spine; l’altare di S. Elziario e Beata Delfina, con l’ex altare di S. Domenico, materiale di spoglio.
·       L’altare seicentesco in marmi policromi committenza vescovo Isidoro Sanchez de Lina, altare della Visitazione e del SS.mo Sacramento.
·       Decoroso  e bello è l’altare delle S. Spine, con la tela della coronazione di N. S. Gesù Cristo;
·       L’altare di S. Francesco, La cappella del Presepe, dono degli artisti ceramisti Russo, in ricordo di D. Antonio Russo.
·       Una migliore valorizzazione andrebbe fatta per la Tesoreria, già Cappella dei S. Nereo e Achilleo, cappella gentilizia e sepolcro dei Carafa.
·       L’organo che ha sostituito quello magnifico cinquecentesco  voluto dal Vescovo De Herrera, e perduto nei sismi del passato, necessiterebbe un intervento di sostituzione, magari con un a trasmissione meccanica.
·       Lavori di restauro e di miglioramento sono stari eseguiti negli anni 2011-12 al tetto e alla facciata prospeciente via Carnale.
La Cattedrale è stata dichiarata Basilica minore con bolla pontificia del Beato Giovanni Paolo II, in occasione della sua solenne riapertura.
Un particolare ringraziamento per la passione ed impegno profusi dal carissimo D. Donato Minelli, direttore emerito dell’Ufficio Diocesano dei beni ecclesiastici della diocesi ed artefice della valorizzazione degli studi e del patrimonio religioso ed ecclesiastico della nostra diocesi.  Un rinnovato grazie va anche a D. Massimiliano Palinuro, fidei donum in Turchia e già direttore diocesano dell’Ufficio diocesano dei Beni Ecclesiastici.
Il Museo degli Argenti insieme al Museo diocesano dell’Annunziata, oltre alla sezione di Lacedonia, documentano e custodiscono suppellettili, ed opere d’arte che come un filo d’oro ci mostrano la devozione dei cristiani di questa chiesa diocesana. Un merito particolare ed una gratitudine vanno ai presuli Mons. Eduardo Davino, Mons. Gennaro Pascarella, Mons. Giovanni D’Alise, essi attenti e premurosi nella custodia consegnano alle nuove generazioni un patrimonio che rappresenta solo una minima parte a fronte di quello che è andato perduto o disperso per calamità naturali e quelle umane.
Giovanni Orsogna
Foto:
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Ariano Irpino, Basilica Cattedrale, particolare Cappella Carafa sec. XVI

 

 

Ariano Irpino, Basilica Cattedrale, interno sec.XVIII

 

2-