Irpiniacontroluce La Basilica Cattedrale di Ariano nei 500 anni della sua dedicazione

ARIANO IRPINO LA BASILICA CATTEDRALE COMPIE 500 ANNI DALLA SUA DEDICAZIONE 

ARIANO IRPINO
LA BASILICA CATTEDRALE COMPIE 500 ANNI DALLA SUA DEDICAZIONE
Il prossimo 28 ottobre ricorrono i 500 anni della dedicazione della nostra Basilica cattedrale dedicata alla Vergine Maria Assunta in Cielo. Il cardinale Diomede Carafa (1491-1560) vescovo di Ariano nel fausto giorno del 1512, completava i lunghi lavori di restauro del tempio,  ridedicando il tempio, martoriato dal terribile sisma del 1551. Iniziati dai suoi predecessori arianesi Orso Leone de Leone (1449-1470), Giacomo Porfida, napoletano,(1470-1480) (Nicola de Hippolitis (1480-1481; 1499-1511). La basilica cattedrale che era di impianto gotico, dopo il sisma del 1451 era collassato, vi erano stati 2000 morti, grazie all’impegno della Civitas della Regia fidelissima città di Ariano, della famiglia Carafa e di tutti i cittadini, la cattedrale arianese ne era diventata il simbolo di rinascita. L’impianto basilicale cambiava volto diventandone romanica secondo i canoni pugliesi. La facciata in pietra rosetana fu concepita con materiali di spoglio e con il caratteristico rosone che ne ricordava la munificenza reale angioina ed aragonese.
Il presule Diomede Carafa, nato nella nostra città e vissuto nella città di Napoli, fu eletto vescovo il 1511 e pur essendo ancora chierico e giovane, mostrò alti doti di esperienza pastorale e di governo, contribuì con la sua famiglia a rendere Ariano, una città moderna con una committenza di altissimo rilievo.
Il Vescovo Nicola De Hippolitis aveva completata la facciata mentre rimaneva da costruire il campanile che crollato attendava di essere ricostruito, trre iscrizioni oggi consunte documentano le vicende storiche con distici latini di profondo significato e suggestione. Il Carafa, collocò in altro sulla facciata che risultava ribassata rispetto a quella precedente con una grande statua di S. Michele Arcangelo, mentre sulla parte laterale prospiciente la piazza grande, oggi piazza Plebiscito una rinascimentale  … arricchiva il palazzo episcopale con il partale di ingresso dove campeggia lo stemma episcopale carafiano e il distico “Venite filii audite me”.
Dopo il sisma del 1732  il vescovo Filippo Tipaldi ricolloca il portale laterale nell’attuale posizione.
E’ notoria la drammatica vicenda di crolli e delle ricostruzioni, ricordo solamente la trasformazione sostanziale settecentesca ad opera di Filippo Tipaldi, e i successivi rifacimenti dei vescovi  fino ad arrivare a Mons. Andrea D’Agostino che alla soglia del XX secolo, volle affidare i lavori di restauro al fratello architetto Raffaele D’Agostino, si nota la scalea di ingresso con i pannelli in bronzo dei santi patroni Ottone, S. Elziario e Beata Delfina e la scala di accesso laterale.
L’impegno del  compianto  vescovo Nicola Agnozzi, completava i restauri definitivi a seguito dei sisma del 1930, del 1962 e del 1980, fino ad arrivare alla solenne riapertura della cattedrale con l’intervento del Cardinale Giuseppe Caprio e dei vescovi della Campania, una festa solenne di cui quest’anno ricorrono i 25 anni dalla riapertura,. ( 4 luglio 1982
Con l’episcopato di Mons. Gennaro Pascarella la cattedrale si arricchisce di due preziose opere quelle delle porte in bronzo, del ritorno di alcune reliquie di S. Elziario e Beata Delfina donate dal Vescovo di Apt, oggi custodite in un reliquiario nell’altare dei santi patroni.
Mons. Giovanni D’Alise, ha voluto dare un altro segno di attenzione per la cattedrale, rendendo più bella la Basilica con la collocazione della cattedra catalana abbaziale del 1562 voluta dal vescovo De Laurentiis, la riorganizzazione del presbiterio che risponde ai canoni liturgici; la collocazione di nuove lapidi per i vescovi predecessori defunti.
Un altro segno di attenzione di Mons. D’Alise è da considerare quello del restauro del prezioso reliquiario delle Sacre Spine, tornato al suo antico splendore, che presto sarà presentato ed ammirato dai fedeli in occasione delle prossime festività delle Sacre Spine.
L’evento giubilare della dedicazione della Basilica cattedrale della nostro diocesi di Ariano Irpino, costituisce un grande occasione di ringraziamento al Signore per aver dato alla Chiesa locale degni pastori che servono nella Vigna del Signore, un legame profondo con i nostri padri della fede che ci hanno preceduto. Anche la cattedra di S. Liberatore, continua ad essere testimone di cammini di fede e di speranza, per il progresso  spirituale, civile e materiale della città e della diocesi.
Ci auguriamo che nell’arco dell’anno della Fede, in unione con la cattedra petrina, con il S. Padre possano essere programmati degli eventi liturgici e culturali e che non venga dimenticata mai la storia che è sempre maestra di vita.
APPENDICE
EPITAFFIO SCOLPITO SULLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE
NICOLAUS IPPOLITUS EPISCOPUS ARIANI FUNDAVIT
DIOMEDE CARRAFA IOANNIS FRANCISCI CARRAFAE ARIANEN(ENSIUM)
DUCIS FILIUS SUCCESSOR PERFECIT ET DEDICAVIT
1512
Gli stemmi sono dei  Molesi Orsini  e dell’Università di Ariano
Ai piedi dell’alto rilievo della madonna Assunta sull’arco della porta:
QUAS TIBI DAT PRESUL NICOLAUS SUSCIPE VALVAS
VIRGO BENIGNA UT DEMANTUR CRIMINA CUNCTA
AI PIEDI DI QUELLO DI S. OTTONE
I DISTICI:
ASSURGAS QUICUM(QUE) POTES SPECTARE FIGURAM
NAM PATER EST URBIS NOMINE DIVUS OTHO.
Su quello di S. ELZEARIO:
HUIUS ERAT DOMINUS CONDAM ELISEARIUS URBIS
QUE MERUIT DICIS SANCTUS IN ORBE SACER
1-      Orso Leone De Leone, patrizio arianese, canonicoe tesoriere della cattedrale , celebre oratore, cappellano maggiore di Alfonso D’Aragona. E’ stato  vescovo di Ariano dal 14 maggio 1449, morto nel 1470. Promosse i lavori di restauro della cattedrale, delle chiese arianesi, pubblicò i sinodi e promulgò i nuovi statuti capitolare, benefattore insigne.
2-      Giacomo Porfida, romano,  vescovo di Ariano dal  1463-1470-1480) completò l’interno dei lavori di restauro della cattedrale, donò la save tavola della Madonna del Parto
3-      Diomede Carafa
4-      Il Card. Diomede Carrafa,(1491-1560)
 celebrato in  concetto d'umiltà e di poca stima di sé stesso , fu titolare della Chiesa di S.Martino ai Monti in Roma, e quivi fu sepolto: Infatti nella navata centrale della chiesa osservasi  una lapide, ov' è scolpita l'effigie del cardinale, e più sotto un' altra lapide, ove leggesi:
Diomedis Carrafii Cardinalis Arianensis
Tumulus
cioè: sepolcro del Card. Diomede Carrafa  arianese.
Segue poi, l'iscrizione latina che dice:
“ Potendo la vera fede, la pietà, e il rispetto, il timore di Dio e .la rettitudine nell’operare, promettere la vita celeste, Diomede  Carrafa ha questa, ora, conseguita fra i  beati ».
« Morì l'anno 1560, giorno 12 agosto visse anni 68, mesi 8, giorni 7.
Questa epigrafe, oltre a denotarci la virtù di cui era adorno l’eminente porporato,c’indica con precisione l’anno di nascita; ciò che nella di lei storia, Sig. Professore, ed in quella del vitale, se non vado errando invano si cerca. Dal calcolo si desume che il Carrafa nacque il 5 o 6 dicembre 1491.
Osservando ancora meglio la prima lapide, »leggesi ai piedi dell' immagine un distico, che 'tradotto suona cosi:
« Quella che giace ed è consumata dai piedi « e l'immagine di uno che vive ancora. « Non soffre e non muore chi spontaneamente muore 20 Dicembre 1558”
Queste parole, evidentemente dettate prima di morire, denotano ancora meglio il carattere dell' uomo, dell' uopo giusto che, compiuto fedelmente la sua missione , si disponeva a morire con placida serenità. La morte non gli dava veruna preoccupazione poiché se cessava la vita terrena, continuava, per lui, quella celeste: - A corroborare tale opinione, viene un altro segno, che scorgesi alla base dell'epigrafe.
Come simbolo della giustizia, della equità, e della rettitudine, è raffigurata una bilancia «(a forma di stadera) in perfetto equilibrio a-vente al disopra il seguente motto:
 Hoc fac et vives, cioè: fa questo e vivrai, ovvero: sii giusto e vivrai nella memoria degli uomini.
 Secondo il motto cristiano, chi è giusto non muore, poiché la vita dello spirito è eterna.
Il Carrafa fu uno de' più benemeriti prelati, non solo della nostra Diocesi (come ci dicono le storie ),  ma ben anche della Chiesa di S. Martino ai Monti a Roma, che guasta e minata, egli restaurò e ridusse nel migliore aspetto, donando pure un orto al Cenobio. I frati carmelitani, grati pei molti benefici ricevuti dal Carrafa, apposero una lapide (che. osservasi sul muro della navata sinistra) per perpetuarne la memoria, e per mostrare la loro riconoscenza. Il Carrata vien ricordato come uomo insigne, ornato di molta dottrina, •di virtù, di pietà. In essa è detto che i frati hanno il dovere di celebrare ogni settimana una messa funebre, ed ogni anno, poi, nella ricorrenza della morte del Carrafa, di rinnovare le esequie in suffragio della sua anima. Questa lapide, sormontata dallo stemma cardinalizio, fu apposta un anno dopo la morte dell' insigne prelato, e propriamente il 14 ottobre 1561.
La Cattedrale ieri e oggi,
 Il notaio Scipione de Augustinis nella sua opera della Descrizione di Ariano, così descrive il reliquiario delle Sacre Spine:
“”…Questa Thesoreria è in al modo rinovata , che stà comodissima, et in bella foggia per la qualità de luogo. Tiene dentro un Reliquiario in modo di una Cappella fatto , et ben hornato di Pietra di Rosito dell’istesso modo, che sono l’altre Cappelle di questa cathedrale, con le sua parti di noce et dalla parte dentro con bella pittura: Nell’arcotravo del quale è questo bel scritto Iustus Deo Amicus,collocato sopra d’un altare ove continuamente s’è celebrata messa. Vi sono dentro due spine della Corona di Cristo riposte in un Tabernacoletto di cristallo incastrato con tre  coronette d’Argento dorate con il suo piede à modo di Piramide et ben fatta. Una di queste spine sante è più lunghetta dell’ altre le punte della quali adombrate appaiono del preciosissimo sangue di Cristo, et questa Città per le miracolose esperienze al spesso per addietro, le tiene in tanta venerazione(…) cfr De Augustinus Scipione, L’”Amor infinito ch’alla Patria si deve” La Descrittione d’Ariano di un notaio del XVI secolo, ed. critica cur. Gianfranco Stanco, E. Sellino Ed., Avellino, 2008, 106 p.
Il Calice di argento dorato che la tradizione ha attribuito a S. Elziario. Si tratta di un opera che fu commissionata da Enrico De Sabrano, conte di Apice ed Ariano ad onore del Beato Elziario: così recita l’iscrizione ai piedi del calice:
HOC OPUS FIERI  FECIT HENRICUS ALDUS
DE SAMBRANO ARIANI ET APICI COMES AD HONOREM
BEATI ELIZEARII DEI X IUNII V  INDICTIONE HUIUS REGNI SICILIE MARESCALLUS SUB A. D. M CCCCXII
Con lo scudo di sue  arme. Dui altri  interi di argento uguali di tanta grandezza uno nella Collegiata di S. Angelo, et llaltro nella collegiata di S. Pietro di questa città (…)  si dice siano stati fatti al tempo di S. Elziario ,  et l’un l’altro sono le  sue armi di un leone d’argento in campo rosso,. (Stanco, o.c. , 109 p.
La cattedrale oggi
La cattedrale oggi si ripresenta con un solare e decorosa facciata restaurata, l’interno a pianta basilicale, tre navate con stucchi tardo settecenteschi e decorosi altari, il presbiterio collocato in posizione alta, è armonico con la cattedrale episcopale che richiama l’unità con la sede petrina e il collegamento con in concilio tridentino e Vaticano II. Il coro settecentesco proveniente dalla chiesa distrutta di S. Francesco, il coretto costruito negli anni dell’episcopato di Mons. Venezia e l’altare della Visitazione e del SS.mo.. In posizione più sacrificata si ammira il celebre pulpito seicentesco con marmi policromi e i rilevi marmorei della natività della morte e risurrezione di Cristo, opera voluta dal Cardinale Ridolfi.
Tra le opere migliori custodite si ricordano:

·       L’arco del Battistero opera pregevole XVI secolo in pietra di Roseto, nel passato era la Cappella di S. Ottone, committenza laica della Civitas Universitatis di Ariano;
·       Le due colonne materiali di spoglio dell’antica cattedrale, il crocifisso ligneo;
·       Gli altari laterali di S. Liberatore, già cappella delle S. Spine; l’altare di S. Elziario e Beata Delfina, con l’ex altare di S. Domenico, materiale di spoglio.
·       L’altare seicentesco in marmi policromi committenza vescovo Isidoro Sanchez de Lina, altare della Visitazione e del SS.mo Sacramento.
·       Decoroso  e bello è l’altare delle S. Spine, con la tela della coronazione di N. S. Gesù Cristo;
·       L’altare di S. Francesco, La cappella del Presepe, dono degli artisti ceramisti Russo, in ricordo di D. Antonio Russo.
·       Una migliore valorizzazione andrebbe fatta per la Tesoreria, già Cappella dei S. Nereo e Achilleo, cappella gentilizia e sepolcro dei Carafa.
·       L’organo che ha sostituito quello magnifico cinquecentesco  voluto dal Vescovo De Herrera, e perduto nei sismi del passato, necessiterebbe un intervento di sostituzione, magari con un a trasmissione meccanica.
·       Lavori di restauro e di miglioramento sono stari eseguiti negli anni 2011-12 al tetto e alla facciata prospeciente via Carnale.
La Cattedrale è stata dichiarata Basilica minore con bolla pontificia del Beato Giovanni Paolo II, in occasione della sua solenne riapertura.
Un particolare ringraziamento per la passione ed impegno profusi dal carissimo D. Donato Minelli, direttore emerito dell’Ufficio Diocesano dei beni ecclesiastici della diocesi ed artefice della valorizzazione degli studi e del patrimonio religioso ed ecclesiastico della nostra diocesi.  Un rinnovato grazie va anche a D. Massimiliano Palinuro, fidei donum in Turchia e già direttore diocesano dell’Ufficio diocesano dei Beni Ecclesiastici.
Il Museo degli Argenti insieme al Museo diocesano dell’Annunziata, oltre alla sezione di Lacedonia, documentano e custodiscono suppellettili, ed opere d’arte che come un filo d’oro ci mostrano la devozione dei cristiani di questa chiesa diocesana. Un merito particolare ed una gratitudine vanno ai presuli Mons. Eduardo Davino, Mons. Gennaro Pascarella, Mons. Giovanni D’Alise, essi attenti e premurosi nella custodia consegnano alle nuove generazioni un patrimonio che rappresenta solo una minima parte a fronte di quello che è andato perduto o disperso per calamità naturali e quelle umane.
Giovanni Orsogna
Foto:
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Ariano Irpino, Basilica Cattedrale, particolare Cappella Carafa sec. XVI

 

 

Ariano Irpino, Basilica Cattedrale, interno sec.XVIII

 

2-